Due visioni sulla violenza: Galimberti e Zimbardo a confronto

Nel video che segue lo psicologo Luca Mazzucchelli intervista Philip Zimbardo.
Zimbardo, psicologo e professore emerito alla Stanford University (California), noto ai più per il famoso esperimento carcerario di Stanford1, offre alcune prospettive sulla violenza umana. Zimbardo, partendo dalla riflessione sui profondi mutamenti in atto nelle nostre società e parlando di quella che definisce una perdita fondamentale di umanità che sembra segnare un regresso della civiltà umana, facendo riferimento soprattutto ai terribili fatti di sangue perpetrati dal terrorismo negli ultimi anni, prosegue Continua a leggere Due visioni sulla violenza: Galimberti e Zimbardo a confronto

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La Verità non libera le persone

Alcuni passi di Sheldon B. Kopp tratti dal libro “Se incontri il Buddha per la strada uccidilo. Il pellegrinaggio del paziente nella psicoterapia” (1975, Astrolabio – Ubaldini Editore), libro in cui lo psicoterapeuta viene definito non come guru dogmatico, ma compagno di viaggio:

– «[Il terapeuta] Non ha alcun potere di “guarire” il paziente, poiché la guarigione non dipende da lui. Non può aggiungere nulla alla capacità di guarire del paziente, e quando cerca di farlo incontra inevitabilmente una forte resistenza che rallenta il progresso della terapia1».

– «Il paziente non vuole accettare che io (come suo psicoterapeuta) non sia più grande, più forte, più saggio di lui. Devo salvarlo, istruirlo, insegnargli come vivere. Ma Dio mi aiuti se ci provo2».
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La vitalità potenziale del male. Occorre scendere agli inferi prima di vedere la luce

«Dante è sceso nell’abisso del male; ha dovuto passare una stagione all’inferno, prima di poter risorgere di nuovo ed essere illuminato dalla luce divina. Non c’è peccato che non riuscisse a trovare in se stesso. È altrettanto buono e cattivo quanto il resto di noi» (Sheldon B. Kopp, “Se incontri il Buddha per la strada uccidilo. Il pellegrinaggio del paziente nella psicoterapia“, 1975, Astrolabio – Ubaldini Editore, pag. 102).

L’allegoria del viaggio attraverso l’aldilà, usata dal Sommo Poeta nella Divina Commedia per illustrare il percorso dallo smarrimento alla Redenzione (personale e dell’umanità), viene paragonata da S. B. Kopp al viaggio del paziente verso la scoperta di se stesso, al cammino (non facile) lungo la psicoterapia: Continua a leggere La vitalità potenziale del male. Occorre scendere agli inferi prima di vedere la luce

Le parole della Gestalt: la consapevolezza

consapevolezza

La Gestalt si propone di aiutare l’individuo ad acquisire consapevolezza del momento presente, dipanare la confusione circa i propri bisogni, superando la scissione tra mente e corpo, ritrovando la fondamentale unità del proprio organismo. L’obiettivo, dunque, è quello di aiutare l’uomo ad essere ed esistere nel mondo con piena presenza, affinché ritrovi il coraggio di sperimentare i propri bisogni e si assuma la responsabilità delle sue scelte, trovando appoggio in se stesso e la capacità di adattarsi creativamente all’ambiente. Continua a leggere Le parole della Gestalt: la consapevolezza

Supporto psicologico al paziente oncologico

aiuto
 
La diagnosi di tumore è un evento traumatico, ossia un’intrusione dolorosa nel proprio mondo interiore, per cui l’individuo può sentirsi inerme e avvertire una grande vulnerabilità di fronte ad una realtà minacciosa per la propria salute o per quella di un proprio caro. Questo anche perché tale patologia porta con sé uno stigma sociale particolare a differenza di altre, la parola tumore evoca gli spettri della sofferenza o della morte, e quello della scoperta della malattia può rappresentare il primo momento nella vita in cui la persona si confronta con queste tematiche. Lo psicologo consapevole di questo, deve sostenere la persona, accogliendone le paure e le preoccupazioni, stabilendo una relazione di fiducia, nella quale la persona potrà trovare ascolto, comprensione, dialogo, aiuto. Il supporto psicologico è fondamentale per affrontare e gestire sia gli eventi stressanti e le crisi, sia per alleviare la possibile sofferenza di natura emozionale che la persona incontra lungo il percorso di malattia.

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Musica, imprescindibile compagna di vita dell’uomo. E fa anche bene

musica

 

Numerosi sono gli studiosi che parlano degli effetti positivi della musica, che può contribuire a migliorare il tono dell’umore, ad attivare i circuiti cerebrali collegati al senso di ricompensa o piacere, a ridurre lo stress, a sollevare dalla noia, a favorire la concentrazione nello studio e nel lavoro, ma anche a far sperimentare effetti positivi al corpo, apportando, per fare un esempio, importanti benefici alle patologie del cuore.

Rappresenta un potente mezzo di espressione e comunicazione che accompagna l’uomo dagli albori della sua esistenza, come il linguaggio e l’arte in generale. La musica è fatta Continua a leggere Musica, imprescindibile compagna di vita dell’uomo. E fa anche bene

Le radici della paura e dell’incertezza della nostra epoca: il pensiero di Bauman

Bauman

 

Stiamo vivendo un’epoca segnata dalla paura e dall’incertezza, avvertibili in tutta la loro forza in queste ultime settimane, in cui siamo spettatori dell’orrore che corre per le nostre strade, di un male dal quale ormai nessun luogo sembra essere protetto.
Ma paura e incertezza hanno origini profonde, non possono essere dissipate da forze di polizia e da muri: «Le radici dell’insicurezza sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi di rilevanza più ampia, sociale».

È quanto sostiene Zygmunt Bauman — il filosofo della “liquidità”, che nei suoi lavori ha ampiamente descritto i profondi mutamenti della società contemporanea alla base del sentimento diffuso di precarietà — nella recente intervista pubblicata sul Corriere della SeraZygmunt Bauman: «Le risposte ai demoni che ci perseguitano»“, articolo del  25  luglio 2016, di Davide Casati. Da leggere con attenzione.

 

Immagine  da Wikipedia 

Le parole della Gestalt: il qui e ora

qui e ora

La Gestalt «pone l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale (“il qui ed ora”, che ingloba l’eventuale reinsorgere di un vissuto arcaico) e restituisce dignità al “sentito” emozionale e corporeo, ancora troppo spesso censurato nella cultura occidentale che codifica rigidamente l’espressione pubblica della collera, della tristezza e dell’angoscia… e anche della tenerezza, dell’amore o della gioia» (S. Ginger, 1987)1.

«Escludere il passato dal lavoro terapeutico significa togliere il senso delle radici; dall’altra parte, non considerare il futuro porta a perdere il senso della direzionalità e della Continua a leggere Le parole della Gestalt: il qui e ora

I sentimenti vanno coltivati: il punto di vista di Bauman

Ripubblico un breve post che continua a fare molte visite a distanza di un anno. È senza dubbio un argomento molto sentito quello delle relazioni nell’epoca contemporanea, caratterizzata da continui cambiamenti che generano sentimenti di precarietà nell’uomo “post-moderno”.

psiche & benessere

tramontoVivere una relazione significa procedere insieme in un percorso in continuo divenire, in cui si impara a costruire il proprio modo di essere al mondo in relazione all’altro, intraprendendo un cammino verso il futuro, lungo il quale cercare in ogni momento nuove opportunità di incontro reciproco. Costruire un’identità relazionale implica un lavoro a volte non semplice, vivere insieme significa condividere un tempo ed uno spazio in cui trovare l’equilibrio tra autonomia e relazionalità, in cui le emozioni e le sensazioni vissute, attraverso elaborazioni consapevoli ed inconsapevoli, ci guidano nella definizione di regole esplicite o tacite, comportamenti e significati condivisi, scrivendo attraverso il tempo un racconto comune che sostiene il senso e le ragioni dello stare insieme.

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Scrivere fa bene

scrivere fa bene

 

Da diversi decenni gli scienziati (ma prima di loro ci hanno pensato gli scrittori di ogni epoca) parlano dei benefici terapeutici dello scrivere delle personali esperienze, pensieri e sentimenti. La prima risposta che può venire in mente al perché scrivere può far bene è che tale pratica aiuta a “sfogarsi”, ad elaborare pensieri ed emozioni, cioè a fare chiarezza a proposito di ciò che si pensa e si prova al riguardo di situazioni ed eventi della propria vita personale, ad esprimere i paesaggi interiori che non riusciamo a portare alla luce durante lo svolgimento delle varie occupazioni della vita quotidiana. Sono alcuni dei motivi che, per esempio, spingono diverse persone a tenere un diario personale, mentre chi Continua a leggere Scrivere fa bene