Archivi categoria: Conosciamo il disagio

Uno sguardo alla fenomenologia del disagio e alle dinamiche che lo sostengono, imparando a riconoscerne i segni e a prevenirlo, riflettendo su come favorire lo sviluppo ed il mantenimento del benessere.

«L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda, nel proprio preambolo, che “La salute non è l’assenza di malattia o infermità, bensì uno stato di completo benessere, fisico, mentale e sociale”. Considerata in questa prospettiva globale, “olistica”, la terapia mira dunque al mantenimento ed allo sviluppo di questo benessere armonioso e non alla “guarigione” o “riparazione” di un qualsivoglia disturbo, il che sottintenderebbe un riferimento implicito ad uno stato di normalità. Questo tipo di posizione, invece, è diametralmente opposto allo spirito stesso della Gestalt che valorizza il diritto alla diversità, l’originalità irriducibile di ognuno» (Serge Ginger, 1987).

Supporto psicologico al paziente oncologico

aiuto
 
La diagnosi di tumore è un evento traumatico, ossia un’intrusione dolorosa nel proprio mondo interiore, per cui l’individuo può sentirsi inerme e avvertire una grande vulnerabilità di fronte ad una realtà minacciosa per la propria salute o per quella di un proprio caro. Questo anche perché tale patologia porta con sé uno stigma sociale particolare a differenza di altre, la parola tumore evoca gli spettri della sofferenza o della morte, e quello della scoperta della malattia può rappresentare il primo momento nella vita in cui la persona si confronta con queste tematiche. Lo psicologo consapevole di questo, deve sostenere la persona, accogliendone le paure e le preoccupazioni, stabilendo una relazione di fiducia, nella quale la persona potrà trovare ascolto, comprensione, dialogo, aiuto. Il supporto psicologico è fondamentale per affrontare e gestire sia gli eventi stressanti e le crisi, sia per alleviare la possibile sofferenza di natura emozionale che la persona incontra lungo il percorso di malattia.

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Scrivere fa bene

scrivere fa bene

 

Da diversi decenni gli scienziati (ma prima di loro ci hanno pensato gli scrittori di ogni epoca) parlano dei benefici terapeutici dello scrivere delle personali esperienze, pensieri e sentimenti. La prima risposta che può venire in mente al perché scrivere può far bene è che tale pratica aiuta a “sfogarsi”, ad elaborare pensieri ed emozioni, cioè a fare chiarezza a proposito di ciò che si pensa e si prova al riguardo di situazioni ed eventi della propria vita personale, ad esprimere i paesaggi interiori che non riusciamo a portare alla luce durante lo svolgimento delle varie occupazioni della vita quotidiana. Sono alcuni dei motivi che, per esempio, spingono diverse persone a tenere un diario personale, mentre chi Continua a leggere Scrivere fa bene

La dipendenza da gioco d’azzardo. Fenomenologia ed impatto sociale

gapQuella da gioco d’azzardo è la prima (e per ora l’unica) forma di dipendenza che non implica l’uso di sostanze ad essere stata definita e codificata dai manuali della nosografia psichiatrica. Si può dire che questa forma di dipendenza è contraddistinta da diverse caratteristiche comportamentali, cognitive ed emotive paragonabili a quelle osservabili nelle dipendenze da sostanze psicoattive e coinvolge sistemi di gratificazione simili a quelli attivati da queste. Indicata come “disturbo da gioco d’azzardo” nel DSM-5, Continua a leggere La dipendenza da gioco d’azzardo. Fenomenologia ed impatto sociale

Il disturbo da accumulo

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“Compulsive hoarding Apartment” di Grap è distribuita con licenza CC BY-SA 3.0 

Il disturbo da accumulo (DA) — indicato a volte con termini quali disposofobia, accumulo compulsivo, accaparramento patologico ed altri — è un disturbo caratterizzato dalla persistente difficoltà di gettare via o separarsi dai propri beni, indipendentemente dal loro valore reale.
Le persone con DA tendono a conservare ed accumulare oggetti di ogni genere, anche quelli apparentemente insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, lattine, confezioni di alimenti, abiti dismessi, stracci, etc.). Continua a leggere Il disturbo da accumulo

Il disturbo ossessivo-compulsivo

disturbo ossessivo-compulsivoIl disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), così come definito dal DSM – 5, è una forma di disagio caratterizzato da ossessioni, da compulsioni o da entrambi. Le ossessioni consistono in pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, avvertiti dall’individuo come intrusivi e indesiderati, che si tenta di ignorare o sopprimere, oppure neutralizzare con altri pensieri o azioni (cioè mettendo in atto compulsioni). Le ossessioni spesso creano ansia e rappresentano una fonte di disagio marcato.
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali che la persona non può fare a meno di attuare, avvertendo un obbligo incoercibile a compierli e che nasce in risposta ad un’ossessione o che deriva da regole rigide ed ineludibili. Questi comportamenti o azioni mentali vengono compiuti allo scopo di ridurre l’ansia o a prevenire eventi e situazioni temute. Continua a leggere Il disturbo ossessivo-compulsivo

Per cambiare diventa ciò che sei

Diventare se stessi, conoscersi, scoprire le proprie potenzialità, affermare la propria individualità nel mondo come obiettivo per raggiungere la felicità e il benessere. In questo breve video Umberto Galimberti parla del concetto di individuazione espresso da C. G. Jung, padre della Psicologia Analitica:
 
 
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La scoperta di sé è un concetto fondamentale ripreso dalla Psicoterapia della Gestalt, fondata sulla visione unificatrice dell’uomo e sulla centralità della dimensione relazionale, la quale individua nell’essere se stessi l’obiettivo del lavoro terapeutico.
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Dolore cronico: alcune considerazioni sui fattori che lo sostengono

painIl dolore cronico è una condizione che persiste oltre il tempo necessario alla naturale guarigione dopo un particolare tipo di danno o malattia. È anche possibile che il dolore cronico si manifesti senza aver avuto traumi, malattie o addirittura senza alcuna causa medica nota. Si stima che colpisca più di un quarto della popolazione italiana adulta e rappresenta uno dei principali problemi sanitari in Europa. Il dolore quando è cronico, pertanto, non è più un sintomo, ma diventa una vera e propria malattia che richiede una terapia antalgica specifica. Alcuni tipi di dolore cronico più diffusi sono quelli legati a lombosciatalgia, artrite, cefalea, nevriti periferiche, fibromialgia. Esso ha ripercussioni sulla qualità della vita della persona, condizionandone negativamente la vita sociale, lavorativa, relazionale, potendo compromettere il benessere psichico, in quanto spesso è associato a disturbi del sonno, ansia, depressione, fatica. La sua Continua a leggere Dolore cronico: alcune considerazioni sui fattori che lo sostengono

Relazioni tra esercizio fisico e benessere psichico

In un recente articolo de Le Scienze, dal titolo “Per l’organismo, correre è piacevole come la marijuana” si parla della sensazione di benessere sperimentata dai corridori abituali: in queste persone l’esercizio fisico provocherebbe uno stato di piacere simile a quello sperimentato da chi assume marijuana. Forse una notizia simile potrà dare adito a battute varie, ma tale articolo è basato su una ricerca di studiosi delle Università di Heidelberg, di Magonza e del Max Planck Institut per la psichiatria a Monaco di Baviera, illustrata in un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, nel quale si descrive come l’attività fisica produca un aumento dei livelli ematici di endocannabinoidi, sostanze simili al THC (tetraidrocannabinolo) — principio attivo della pianta di marijuana — di cui hanno il medesimo meccanismo d’azione.

Una correlazione trragazze sporta attività fisica e benessere psichico è già stata documentata da diversi studi, i quali hanno stabilito una relazione tra l’esercizio fisico ed effetti ansiolitici e il miglioramento dell’umore. Continua a leggere Relazioni tra esercizio fisico e benessere psichico

Le dipendenze da sostanze

Le dipendenze: un cortometraggio di grande semplicità che può offrirci un’idea delle principali implicazioni della dipendenza da sostanze psicoattive — ossia capaci di modificare l’attività mentale per la loro influenza sul sistema nervoso centrale —, caratterizzata essenzialmente da manifestazioni quali il Craving, desiderio incoercibile di procurarsi ed usare la sostanza, da sviluppo di Tolleranza, ovvero la necessità di assumere dosi progressivamente maggiori della stessa sostanza per poter sperimentare gli stessi effetti, e da Astinenza, ossia una serie di manifestazioni psico-fisiche spiacevoli dovute all’interruzione della sua assunzione. Questo tipo di dipendenza è dunque caratterizzato da un uso compulsivo ed irrefrenabile di sostanze quali Alcol, Cocaina, Eroina, Nicotina, Cannabis, Allucinogeni, Amfetamine, Inalanti, Psicofarmaci, Antidolorifici, Antinfiammatori, etc. che rappresenta un grosso pericolo per la salute.

 
 
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Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
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Video dal canale Riccardo Usai – su youtube.com

 

Per approfondimenti:
American Psychiatric Association,  DSM – 5, pp. 563-686,  Raffaello Cortina Editore, 2014

Esortazioni e consigli sbagliati rivolti alle persone con depressione

In questo post ho inserito un’immagine che illustra una serie di consigli o inviti che a volte le persone che soffrono a causa della depressione si sentono rivolgere, ma nelle vignette dell’immagine quegli stessi consigli vengono rivolti a chi ha altre patologie. Vediamo:

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Direste mai “devi sforzarti di più, devi avere maggiore iniziativa, lo stare immobile non ti aiuterà” o qualcosa di simile a chi è impossibilitato nei movimenti a causa di una patologia fisicamente menomante? Continua a leggere Esortazioni e consigli sbagliati rivolti alle persone con depressione