Le parole della Gestalt: la consapevolezza

consapevolezza

La Gestalt si propone di aiutare l’individuo ad acquisire consapevolezza del momento presente, dipanare la confusione circa i propri bisogni, superando la scissione tra mente e corpo, ritrovando la fondamentale unità del proprio organismo. L’obiettivo, dunque, è quello di aiutare l’uomo ad essere ed esistere nel mondo con piena presenza, affinché ritrovi il coraggio di sperimentare i propri bisogni e si assuma la responsabilità delle sue scelte, trovando appoggio in se stesso e la capacità di adattarsi creativamente all’ambiente.

Serge Ginger afferma: «vorrei tentare di riassumere in un’unica frase ciò che, secondo me, caratterizza l’approccio Gestaltico; non si tratta di capire analizzare o interpretare degli avvenimenti, dei comportamenti o dei sentimenti, ma piuttosto di favorire la presa di coscienza globale della maniera in cui funzionano i nostri processi
– di adattamento creativo all’ambiente,
– di integrazione all’esperienza presente,
dei nostri evitamenti e dei nostri meccanismi di difesa o resistenze» (S. Ginger, 1987)1.

I Polster in “Psicoterapia della Gestalt integrata” (1973) scrivono «la consapevolezza che ci interessa in terapia della gestalt è quella che aiuta a ristabilire il funzionamento totale e integrato dell’individuo. Prima di potere modificare in alcun modo il proprio comportamento, egli deve comprendere le sensazioni e i sentimenti che si associano ad esso. Ripristinare l’accettabilità della consapevolezza — a prescindere dalle rivelazioni risultanti — è un passo fondamentale nello sviluppo di un nuovo comportamento. L’individuo apprende a migliorare la propria consapevolezza sia attraverso vari esercizi, sia con la guida sensibile del terapeuta che richiama la sua attenzione su alcuni dettagli rilevanti, e tuttavia ignorati del suo comportamento»2. Secondo i Polster ogni consapevolezza che si sussegue è un passo verso l’articolazione dei temi fondamentali della propria vita e anche verso la loro espressione; la consapevolezza, dunque, «È un processo di com-prensione: unire le parti sconnesse in un tutto che le comprende».

Maria Menditto dice: «La Gestalt psicosociale ha sviluppato nuove riflessioni e nuovi modi di applicazione della consapevolezza. Avere consapevolezza significa essere concentrati e presenti circa le proprie sensazioni, azioni, sentimenti, valori e giudizi, evidenziando la chiara differenza tra il funzionamento deliberato e quello spontaneo»; ed ancora: «la consapevolezza nell’ottica della Gestalt psicosociale è una funzione quotidiana di orientamento del Sè all’interno della relazione, che ha come contesto il campo relazionale. L’attenzione del terapeuta si focalizza dalla consapevolezza di per sé al continuum di consapevolezza, che ha nel suo fluire sotterraneo all’esperienza, ci guida in modo sensato e mirato, ci aiuta a percepire che non ci stiamo lasciando vivere, ma che stiamo proprio vivendo»3. Per la Menditto il continuum di consapevolezza è la connessione momento dopo momento che direziona i nostri sensi, le nostre emozioni, il nostro corpo e genera interesse e coinvolgimento in quello che stiamo facendo.

La consapevolezza è dunque fondamentale per la presa di coscienza dei nostri evitamenti, delle nostre resistenze, per il processo di consolidamento del Sè, ristabilendo il funzionamento totale ed integrato della persona, consentendo l’adattamento creativo e flessibile all’ambiente, per tornare ad osservare con i propri occhi, ascoltare con le proprie orecchie, sentire con il proprio corpo. Nella psicoterapia della Gestalt, prendendo come punto di partenza l’esperienza vissuta nel qui ed ora, si aiuta a sviluppare la consapevolezza nella persona, migliorando l’orientamento del proprio Sè rispetto all’organismo fisico, all’ambiente, all’altro da sè, arrivando alla scoperta dei propri bisogni fondamentali, facendo emergere le potenzialità necessarie ad ottenere la loro soddisfazione.

«L’intreccio paradossale di potenza e vulnerabilità, che rende un uomo massimamente umano, dipende dal suo sapere chi è adesso lui, poiché può ricordarsi chi è stato, e poiché sa chi spera di divenire. Tutto ciò deriva dalla sua capacità meravigliosa di raccontare la propria storia (Sheldon B. Kopp, 1972)».
 
Leggi anche Le parole della Gestalt: il qui e ora
 

Bibliografia e consigli per gli approfondimenti:

  • Menditto Maria, La Psicoterapia della Gestalt del nostro tempo, 2009, SIGnature 07.
  • Serge Ginger, La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo, edizioni mediterranee, 2° ed. 2004.
  • Polster E., Polster M., Terapia della Gestalt Integrata. Profili di teoria e pratica, giuffrè editore, 1986.
  • Perls, Hefferline, Goodman, Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, 1997

 

Note1. Traduzione italiana tratta da S. Ginger, La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo, edizioni mediterranee, 2° ed. 2004, p. 20). 2. Traduzione italiana tratta da E. Polster, M. Polster, Psicoterapia della Gestalt integrata, giuffrè editore, 1986, p. 203). 3. M. Menditto Psicoterapia della Gestalt del nostro tempo, 2009, SIGnature 07, pag. 6, .

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