Il disturbo da accumulo

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“Compulsive hoarding Apartment” di Grap è distribuita con licenza CC BY-SA 3.0 

Il disturbo da accumulo (DA) — indicato a volte con termini quali disposofobia, accumulo compulsivo, accaparramento patologico ed altri — è un disturbo caratterizzato dalla persistente difficoltà di gettare via o separarsi dai propri beni, indipendentemente dal loro valore reale.
Le persone con DA tendono a conservare ed accumulare oggetti di ogni genere, anche quelli apparentemente insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, lattine, confezioni di alimenti, abiti dismessi, stracci, etc.).

Dal 2013 viene descritto dal DSM – 5 come disturbo autonomo, mentre precedentemente tale manifestazione psicopatologica veniva indicata come una forma particolare di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Infatti, se l’accumulo è giudicato come la conseguenza diretta di ossessioni e compulsioni (ad esempio, la necessità di acquistare oggetti che sono stati toccati, al fine di evitare di contaminare altre persone), non viene posta la diagnosi di DA, ma di DOC. C’è da dire che circa il 20% degli individui con DA ha anche una sintomatologia che soddisfa i criteri diagnostici del DOC.

Secondo il DSM – 5, la persistente difficoltà di separarsi dai propri beni è accompagnata dal bisogno di conservarli e dal disagio associato al gettarli via, in quanto percepiti come potenzialmente utili, dal forte valore affettivo o estetico. Il non riuscire a gettare via gli oggetti crea un accumulo che riempie gli spazi vitali, impedendone l’uso previsto (diventa impossibile utilizzare la cucina, dormire sul letto, sedersi su una sedia, lavarsi in bagno e così via). L’accumulo causa un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altri ambiti importanti. Questo comportamento porta alla perdita del mantenimento di un ambiente in cui vivere che sia confortevole e sicuro per sé o per gli altri e lo sgombro dell’accumulo diventa possibile solo grazie all’intervento di altri (ad es., familiari, vicini, forze dell’ordine). Chi soffre di questo disturbo può essere consapevole di avere un problema, ma può anche ritenere che il proprio comportamento di accumulo sia sostenuto da convinzioni più o meno valide.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

 

Bibliografia ed approfondimenti:

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