Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta

affetti-speciali-vitoAffetti speciali. Uno psicologo (si) racconta (Edizioni Psiconline, 2012) è un libro scritto da Alberto Vito, Psicologo, Psicoterapeuta Familiare, Sociologo. Le riflessioni e i vissuti di uno Psicologo raccontati attraverso 10 narrazioni costruite partendo da reali storie cliniche, immaginando di incontrare un paziente diverso al giorno, che in modo romanzato e attraverso l’utilizzo dell’ironia non mancano di restituire al lettore un’idea di quello che avviene nel processo psicoterapeutico, offrendogli la possibilità di comprendere alcune caratteristiche della relazione che si instaura tra terapeuta e paziente, vissuta nello spazio condiviso tra essi.


 

Attraverso la lettura del testo scopriamo interessanti punti di vista, alcuni aspetti della personalità dell’autore e del suo modo di vivere la professione di Psicologo. Cosa prova il terapeuta prima, durante e dopo una seduta? Cosa avviene in lui quando un paziente si racconta? Da dove nascono le scelte di metodo via via adottate nel corso di una psicoterapia? In che misura gli aspetti di sé, la sua storia di vita, i propri vissuti influiscono sul campo terapeutico? Scorrendo le pagine del libro possiamo trovare alcuni elementi utili per trovare una risposta a queste domande e magari scrollarci di dosso l’immagine stereotipata spesso diffusa dal cinema o dal pensiero comune, che vede il terapeuta come una persona distaccata e che considera la partecipazione emotiva come qualcosa da cui difendersi a tutti i costi. Come viene precisato dall’autore, la psicoterapia, come qualsiasi incontro significativo tra esseri umani, mette in gioco sentimenti ed emozioni uniche sia per intensità sia perché non si trasferiscono in una relazione che si svolge nella vita quotidiana, e la presenza emotiva del terapeuta conta molto nel rendere così specifica questa esperienza.

Ed è proprio la consapevolezza di queste emozioni che non deve mancare in terapia. Osservando l’altro e ascoltando la sua narrazione inevitabilmente qualcosa ci accade, e il terapeuta deve essere presente principalmente a sé stesso per comprendere chi gli siede di fronte, per capire cosa avviene nel presente e sbaragliare il campo da possibili confluenze e introietti iniziali, che, se è mancato un adeguato e precedente lavoro condotto su se stessi, possono intervenire a creare una frattura nella relazione terapeutica. Infatti, quanto più i propri bisogni emotivi ed emozionali sono sconosciuti al terapeuta, tanto più aumenta il rischio di metterli in atto in seduta.

È un libro dunque in cui l’autore, anche se in forma romanzata, parla di sé, anche attraverso i suoi personaggi, la cui garbata ironia e la voluta leggerezza della narrazione rendono al lettore piacevole l’essere partecipe di questo suo viaggio riflessivo ed interpretativo. Pur non volendo essere un manuale scientifico su come si svolge una psicoterapia, può stimolare riflessioni a chi può riconoscere qualcosa di sé nelle storie narrate, sottolineando l’importanza della costruzione della relazione in terapia, dalla qualità della quale dipendono la possibilità di stabilire un’alleanza che vede come obiettivo comune quello di favorire la consapevolezza, la crescita, la co-costruzione di progetti esistenziali che possano portare alla conquista del benessere della persona.

Il testo si conclude con un appendice dal titolo L’identità del terapeuta: 10 ingredienti, che rappresenta un’attenta e seria riflessione sulle caratteristiche riguardanti lo stile e lo spessore personale che dovrebbe aver un buon terapeuta, a prescindere dal modello teorico di riferimento. Per scoprirle basta leggere Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta, Edizioni Psiconline, 2012 (pagine 157). Buona lettura.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

 
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