Per cambiare diventa ciò che sei

Diventare se stessi, conoscersi, scoprire le proprie potenzialità, affermare la propria individualità nel mondo come obiettivo per raggiungere la felicità e il benessere. In questo breve video Umberto Galimberti parla del concetto di individuazione espresso da C. G. Jung, padre della Psicologia Analitica:
 
 
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La scoperta di sé è un concetto fondamentale ripreso dalla Psicoterapia della Gestalt, fondata sulla visione unificatrice dell’uomo e sulla centralità della dimensione relazionale, la quale individua nell’essere se stessi l’obiettivo del lavoro terapeutico.

Nella teoria paradossale del cambiamento, Beisser afferma che “Il cambiamento avviene quando una persona diventa ciò che è, non quando cerca di diventare ciò che non è” (1971). Un pensiero conciso che dice tanto: il cambiamento non ha luogo attraverso le imposizioni da parte della persona o di un altro individuo per raggiungere ciò che si pensa di dover essere, ma è possibile quando ci si concede il tempo e l’energia di essere ciò che si è, maturando la consapevolezza del proprio modo di stare al mondo, dei propri bisogni autentici, come punto di partenza per ottenere la realizzazione di essi, mobilizzando le risorse disponibili e sviluppando le proprie potenzialità. Il cambiamento è un processo naturale di crescita e avviene attraverso un processo di consapevolezza crescente, attraverso contatti e assimilazioni successivi. Attraverso il contatto e l’assimilazione rendiamo il nuovo parte di noi, costruendo la nostra identità.

Brevemente possiamo dire che essere se stessi significa dipanare le false rappresentazioni di sè, maturare la consapevolezza e l’accettazione delle diverse parti e delle loro manifestazioni: come sosteneva Perls, sperimentare gli opposti senza volerli eliminare, superando in questo modo l’eterno dualismo tra le polarità. Quando una persona decide di intraprendere un percorso di psicoterapia o supporto psicologico è mossa dalla necessità di cambiamento in direzione del benessere e diventa compito del professionista aiutarla a maturare la consapevolezza delle istanze conflittuali, facilitando la visualizzazione e l’identificazione di esse, per arrivare all’integrazione tra le diverse qualità che la caratterizzano; per ottenere questo occorre partire dal contatto con il proprio sentire, dal rendersi conto di come ci si sente e quali emozioni ci attraversano; solo così si possono co-costruire col terapeuta rappresentazioni e progetti esistenziali capaci di riportare la persona sulla via del benessere.

Ogni individuo, ogni pianta, ogni animale ha solo uno scopo: realizzarsi per quel che è. Una rosa è una rosa. La rosa non ha nessuna intenzione di realizzarsi come canguro” (F. Perls, 1969).
 
 
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Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Video da youtube.com

 

Alcune letture sull’argomento:
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1638
http://www.lastessamedaglia.it/2013/03/il-processo-dindividuazione/
– Serge Ginger, La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo, edizioni mediterranee, II ed. 2004.
– Riccardo Zerbetto, La Gestalt. Terapia della Consapevolezza, Xenia Edizioni, 1998.

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