Spunti di riflessione sulla Dipendenza da Internet

Un servizio di SuperQuark (Rai 1) dedicato alla Dipendenza da Internet, in cui si discute di alcuni suoi aspetti, con la testimonianza di una persona dipendente da giochi on line, che ci da il senso di cosa vuol dire avere questo disturbo:

1. https://www.youtube-nocookie.com/embed/kCD9Enz8ynM
 

Nell’intervista che segue lo psichiatra Federico Tonioni sostiene che la Dipendenza da Internet riguardi solo gli adulti, ovvero gli “immigrati digitali”, mentre per gli adolescenti, i “nativi digitali”, si può parlare di psicopatologia web-mediata. Infatti, per i più giovani, nati quando la Rete era ormai massivamente diffusa, lo spazio vitale non è mai stato solo quello reale, ma ha sempre incluso quello virtuale, vivendo le variabili spazio e tempo in maniera completamente diversa rispetto a chi ha conosciuto un “prima” dell’era digitale. Per cui, pur facendo un uso più massivo della Rete, per loro tale comportamento non si configura necessariamente come patologico. È un punto di vista interessante, che ci può far riflettere circa il modo di vivere Internet, di pensare e comunicare da parte di giovani e meno giovani. Dunque, la patologia non si configura tanto in base al superamento di un numero prestabilito di ore passate davanti ad uno schermo, quanto alla perdita di interesse verso la vita off line: il ritiro sociale è una delle sue più gravi conseguenze e colpisce soprattutto i più giovani. Occorre dunque trovare un equilibrio tra vita on line e quella off line, che non si escludono a vicenda, ma oggi sono strettamente interdipendenti (cosa che vale ormai anche per molti adulti).

2. https://www.youtube-nocookie.com/embed/aiPdtqcsXnY
 

Alcuni sostengono che sia sbagliato parlare di Dipendenza da Internet, in quanto Internet è solo lo strumento con il quale accedere ad una serie di “attrattive”, mentre sarebbe più corretto identificare e definire i singoli comportamenti disfunzionali separatamente, in base all’oggetto di dipendenza. Ad esempio, Danah Boyd, ricercatrice dell’Harvard University, nel suo libro “It’s complicatedLa vita sociale degli adolescenti sul web” — 2014 — (scaricabile anche in lingua originale qui), sostiene che per molti ragazzi che spendono tanto tempo sui social network sarebbe meglio parlare di dipendenza da relazioni anziché di dipendenza da Internet, anche perché gli adolescenti di oggi non possono prescindere dalla socializzazione attraverso questo strumento. Tra l’altro, considera la stessa definizione di nativi digitali troppo semplicistica rispetto alla complessità delle interazioni sociali e dell’utilizzo del Web da parte dei giovani nell’epoca contemporanea, sfatando alcune false credenze sul rapporto tra adolescenti e Internet. L’adolescenza è caratterizzata dalla voglia di rivendicare uno spazio in cui affermare la propria indipendenza, libertà e privacy. I ragazzi ormai utilizzano anche la tecnologia per rivendicare questo spazio. Aiutarli a conquistarlo in modo sano, trovando la giusta importanza da dare alla tecnologia, è importantissimo.

 

Concludendo, possiamo usare le parole di Danah Boyd dicendo che è davvero complicato: Internet è una realtà molto complessa, poliedrica, che può assumere diverse forme ed offre la possibilità di accedere a contenuti illimitati e di confrontarsi con stimoli infiniti all’interno di diverse realtà nella quale si esprime la virtualità; per cui offre tante opportunità, ma può celare qualche rischio, come quello che si possa strutturare in alcune persone una patologia, quale che sia il nome che vogliamo darle, che ha come oggetto una qualsiasi di queste realtà, la cui fruizione smodata può sottrarre da una sana dipsiche e benesseremensione vitale, indipendentemente dall’età. Ma, piuttosto che alimentare paure e sopprimere le tecnologie, la soluzione sta nel concentrarsi su come aiutare le persone e sul trovare un modo sano di utilizzare la Rete, imparando ad avvicinarci ai contenuti per noi “nutrienti” e a rifiutare quelli poco salutari. A volte le persone sono dipendenti perché non soddisfatte della loro vita, a volte Internet può rappresentare agli occhi di alcuni il modo migliore in un dato momento di far fronte al proprio disagio, oppure rappresenta un bisogno che travalica la forza di volontà e il pensiero razionale e che ha origini profonde. Ogni persona ha una storia diversa da raccontare, è testimone di un’esperienza originale, ha un motivo unico e irripetibile che lo porta a passare il suo tempo on line ed off line. Non basta inserire a priori le persone in prestabilite categorie che tentano di definire le caratteristiche precise del loro modo di fare esperienza con il mondo (in base ad età, sesso, dimestichezza con le tecnologie, etc.) o dei processi psicopatologici che sottendono la dipendenza ed altri disturbi, ma alle indicazioni teoriche, che restano molto utili, deve aggiungersi un contatto autentico e profondo con chi abbiamo davanti, per avere il vero senso della sua dimensione soggettiva e della sua sofferenza.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Video 1 e 2 da youtube.com
Immagine di Stuart Miles – su FreeDigitalPhotos.net

 
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