L’autosabotaggio spiegato da Edgar Allan Poe

“Abbiamo di fronte un compito cui dobbiamo rapidamente adempiere, sappiamo che sarebbe rovinoso ritardarlo, la più importante crisi della nostra vita ci sprona, con squillo di tromba, a una energica, immediata azione. Bruciamo, siamo consumati dall’impazienza di cominciare il lavoro, nella previsione di un favorevole risultato, tutto il nostro animo è in fiamme. È necessario cominciare oggi e tuttavia rimandiamo tutto a domani… perché? Non c’è risposta, se non quella che ci sentiamo perversi, usando questa parola senza comprenderne il principio. Arriva l’indomani e con esso un’ansietà ancor più impaziente di fare il nostro dovere, ma con il crescere di questa ansietà arriva anche una esigenza di ritardare, oscura, decisamente paurosa in quanto insondabile, una esigenza che acquista forza man mano che gli attimi volano via. L’ultima ora per agire è vicina. Tremiamo per la violenza del conflitto che è dentro di noi – del definito con l’indefinito – della sostanza con le ombre, ma se la contesa è arrivata così avanti è l’ombra che prevale – invano lottiamo; scocca l’ora ed è il rintocco funebre del nostro benessere, allo stesso tempo il canto del gallo per il fantasma che ci ha così a lungo atterriti. Esso fugge via – sparisce – siamo liberi, ritorna l’antica energia. Lavoreremo ora, ma, ahimè, è troppo tardi!”1

Dagherrotipo di E.A.Poe, 1848
Dagherrotipo di E. A. Poe, 1848

Brano tratto dal racconto “Il Genio della Perversione” (1845) di Edgar Allan Poe (il simpatico giovanotto in foto). Il Genio della Perversione è per lo scrittore del XIX secolo un impulso ad agire «per la ragione che non dovremmo» e «In teoria non c’è ragione più irragionevole, ma, di fatto, non ce n’è una più forte e, per alcune menti, in determinate condizioni, essa diventa assolutamente irresistibile». Noi potremmo chiamare la tendenza al procrastinare decritta nel passo citato come “autosabotaggio”, ossia creare degli ostacoli che impediscono il buon esito di una prestazione. Un comportamento difensivo che tende a creare un impedimento al successo per preservare la propria autostima. Infatti, consiste nel proiettare nell’ambiente esterno la responsabilità di ciò che trae origine dal Sè, per cui, una volta verificatosi l’insuccesso, la colpa potrà essere attribuita alle circostanze: nel caso dei rinvii e delle procrastinazioni, si potrà dire «non ho avuto abbastanza tempo». Per alcune persone è molto meglio fallire dopo un mancato impegno che dopo aver profuso sforzi ed energie. Le azioni di autosabotaggio possono essere varie, quali scelta di situazioni o circostanze sfavorevoli alla corretta esecuzione di un compito, scarso impiego di risorse ed energie, assunzione di alcol o droghe, etc. Insicurezza, bisogno di conferme e incapacità di trovare criteri oggettivi di giudizio del proprio valore personale possono contraddistinguere in misura variabile le persone “autosabotanti”, caratterizzate dal bisogno di preservare la considerazione e il valore globali di sé, anche a costo di “perdere la faccia” in singole prestazioni.

A proposito, il Genio della Perversione spinse il protagonista del racconto di Poe a…

 

Note:
1. E. A. Poe, Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, Grandi tascabili economici Newton, 2010.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

 Immagine da Wikimedia Commons

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