Il DSM – 5 tra critiche ed utilità

Prima edizione del DSM (1952)
Prima edizione del DSM (1952)

Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è un sistema nosografico largamente utilizzato in psichiatria, ossia è un sistema di classificazione dei disturbi mentali basato sulla frequenza statistica delle caratteristiche dei fenomeni psicopatologici descritti. Edito per la prima volta nel 1952 dall’American Psychiatric Association (APA), è stato progressivamente aggiornato e migliorato fino a giungere alla sua quinta edizione (DSM – 5), pubblicata nel 2013, e  contiene la definizione e la descrizione di più di 370 disturbi mentali, fornendo un profilo sintomatologico per ciascuno di essi. Questo manuale suggerisce di formulare la diagnosi facendo riferimento a delle soglie basate sul numero e sulla durata dei sintomi e sul grado di compromissione del funzionamento sociale della persona.

Una delle critiche principali rivolte nei confronti del DSM è stata la considerazione dell’impossibilità di confinare i disturbi psichici all’interno di rigide categorie, distinguendoli  nettamente l’uno dall’altro, e di fornire tabelle che comprendessero una descrizione completa di tutti i processi patologici sottesi ai vari disturbi. Inoltre, considerare il disagio in base alla presenza di precisi algoritmi, dati dalla combinazione di sintomi specifici e limiti temporali netti, costituirebbe un riferimento implicito ad uno stato di “normalità” o di salute, definite dalla semplice assenza delle manifestazioni sintomatologiche, negando la diversità e l’originalità di ciascun essere umano e la complessità dei suoi bisogni. Altra critica storica mossa nei confronti del manuale è l’utilizzo esclusivo dell’approccio categoriale, escludendo quello dimensionale, che considera i disturbi secondo variazioni quantitative (relative alla gravità del disturbo, alla personalità, alla percezione, alla cognizione, etc.), lungo un continuum dalla normalità alla patologia. L’approccio dimensionale, che non opera una distinzione netta tra normalità e malattia, permetterebbe di individuare espressioni relative dei vari disturbi (ad esempio, le diverse tonalità dell’umore intermedie tra la depressione e assenza di depressione). Un cambiamento in tal senso è stato tentato dal DSM – 5, che affianca un modello dimensionale per i disturbi di personalità al precedente sistema di classificazione del DSM IV-TR, e tenta una focalizzazione più attenta su alcuni indicatori clinici (quali caratteristiche familiari, fattori di rischio genetici, fattori di rischio ambientali, antecedenti temperamentali, comorbilità), ma nella sostanza resta un modello basato su categorie discrete.

Il DSM – 5, così come altri strumenti di classificazione nosografica (ad esempio l’ICD – 10), non ha la pretesa di essere la “Bibbia” della psichiatria, ma è uno strumento che si presta come guida per orientarsi nella fenomenologia dei vari disturbi, per riconoscerne i processi psicopatologici e adottare un linguaggio comune tra i vari professionisti della salute psichica (psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, counsellor, etc.), i ricercatori e i clinici di diverso orientamento (senza un modo comune di descrivere un dato fenomeno si andrebbe incontro al caos). Nello stesso DSM – 5, nella sezione “Uso del manuale”, è indicato che «non è sufficiente verificare soltanto la presenza dei sintomi elencati nei criteri diagnosticati per porre una diagnosi di disturbo mentale», sottolineando l’importanza del giudizio del clinico nella loro valutazione. Ogni sintomo va inserito nella storia clinica di ciascuna persona, che porta con sé una narrazione unica ed originale, ed è determinato da un complesso di fattori (biologici, psicologici, familiari, sociali) che gli conferiscono un significato diverso da individuo ad individuo. Alla luce di ciò, si potrebbe concludere che ogni irrigidimento dogmatico è dannoso, ma l’assenza di ogni punto di riferimento lo sarebbe altrettanto.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

 

Per approfondimenti:
American Psychiatric Association,  Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta Edizione (DSM – 5),  Raffaello  Cortina Editore, 2014
http://www.psychomedia.it/pm/modpsy/psydiag/aragona.htm
http://www.psychiatryonline.it/node/5368

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