La Gestalt nell’epoca della complessità

Rubin PSICHE E BENESSEREQuella in cui viviamo può essere definita come l’epoca della complessità, alla luce dei profondi cambiamenti del panorama sociale, economico, politico, culturale che caratterizzano la società contemporanea a livello globale. Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione hanno segnato una trasformazione della società e della cultura, comportando una ristrutturazione del lavoro, del sapere, del modo di vivere. In quest’ottica, anche i rapporti tra gli individui si sono modificati, “liquefatti”, direbbe Bauman. Nell’epoca della “cyber communication” accentuazione dell’individualismo, ritiro affettivo e crisi dei legami sembrano dominare la vita di relazione, i contatti virtuali vengono preferiti a quelli reali, venendo privilegiata una dimensione provvisoria rispetto a quella stabile e duratura. In definitiva, contesti, relazioni, ruoli, circostanze, modelli, progetti non sono più stabili e predeterminati, ma labili e transitori.

Sono superate oggi le invalicabili categorie dello spazio e del tempo, e in particolare i luoghi hanno perduto la loro capacità di definire il confine, l’appartenenza, il collegamento con la comunità ed ancorare l’individuo ad una specifica cultura. I nuovi valori e i nuovi bisogni creati dalla società consumistica sono troppo effimeri, troppo poco durevoli da poter essere adottati a cornice di riferimento per la costruzione dell’identità. L’instabilità, la complessità e la pluralità estreme dell’era contemporanea, l’insicurezza interna ed esterna da esse determinate, concorrono allo sviluppo di un’identità dell’uomo labile e poco definita.

In questo periodo di difficoltà, occorre sostenere quei processi che contribuiscono all’attivazione di tutte le risorse e le potenzialità utili a favorire una nuova capacità della persona di affrontare la complessità e a superare il senso di identità labile e “puntellata” e la perdita di senso, dando importanza al recupero delle relazioni basate sulla condivisione vera di emozioni, il confronto e il dialogo autentici, ricontattando il senso di appartenenza alla comunità.

Nell’epoca dell’incertezza identitaria, della perdita dei confini, dello svilimento delle capacità di relazione, la Gestalt, terapia della consapevolezza, fondata sulla visione unificatrice e sistemica dell’uomo e sulla centralità della dimensione relazionale, può venire in nostro soccorso. La Gestalt pone l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale, del qui ed ora, valorizzando il sentito emozionale e corporeo, cercando di favorire l’adattamento creativo dell’organismo all’ambiente di appartenenza e di contattare i propri autentici bisogni. Mira allo sviluppo della consapevolezza di quei processi che ci spingono ad adottare atteggiamenti disadattivi, ripetitivi, sclerotizzati e dei nostri evitamenti, dei nostri meccanismi di difesa o resistenze, per sperimentare modalità alternative di fare esperienza con il mondo. Lo spirito della Gestalt valorizza il diritto alla diversità, l’originalità irripetibile di ogni individuo e il concetto di responsabilità, secondo cui ognuno partecipa attivamente alla costruzione del proprio progetto esistenziale. La psicoterapia della Gestalt attribuisce alla relazione terapeutica il valore di esperienza reale, co-costruita e vissuta nello spazio condiviso tra paziente e terapeuta (Maria Menditto, 2011), nel confine di contatto, sostenuta dall’intezionalità di contatto: «è nella relazione co-costruita “tra” paziente e terapeuta che si cerca di annodare una nuova ed inedita esperienza con l’alterità» (Maria Menditto, 2011)1, sperimentando la possibilità del cambiamento. In definitiva, la Gestalt mira ad un contatto autentico con gli altri e con se stessi e sembra essere più che mai in sintonia con l’esigenza dell’uomo contemporaneo di dipanare percezioni, emozioni, sentimenti e bisogni indefiniti, aiutandolo nella gestione dei cambiamenti e dell’ansia ad essi collegata.

 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

 Immagine originale da Wikimedia Commons

Leggi anche:
Cosa significa Gestalt?
Serge Ginger: La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo

 

Riflessioni ispirate dalla lettura di:
– Psicoterapia della Gestalt contemporanea. Esperienze e strumenti a confronto, a cura di Maria Menditto, FrancoAngeli, 2011;
– La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo, S. Ginger, edizioni mediterranee, II ed. 2004;
e dalla partecipazione al seminario
“Gestalt Therapy: un Modello Antropologico e Relazionale. Evoluzioni metodologiche nell’era della complessità”, Roma, 7-8 maggio 2015.

 

Note:
1. Psicoterapia della Gestalt contemporanea. Esperienze e strumenti a confronto, a cura di Maria Menditto, pag. 11, FrancoAngeli, 2011.

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