I disturbi del sonno: l’insonnia

insonniaL’insonnia è un disturbo caratterizzato da insoddisfazione circa la quantità e la qualità del sonno e che porta a disagi anche importanti, per via delle sue ripercussioni sulla sensazione di benessere o sullo svolgimento delle attività quotidiane. Ciò vuol dire che la diagnosi di disturbo da insonnia è legata alla percezione soggettiva del sonno della persona, che deve riportare un disagio clinico significativo o compromissione del funzionamento sul lavoro, a scuola, università, in ambito sociale o in altri importanti ambiti. Soffre di insonnia chi non riesce ad addormentarsi (insonnia iniziale), chi si risveglia frequentemente nel corso della notte (insonnia del mantenimento o insonnia centrale), chi si sveglia molto presto al mattino non riuscendo a riaddormentarsi (insonnia tardiva). Questi sintomi possono presentarsi da soli o in combinazione con gli altri e devono durare per almeno tre mesi e verificarsi almeno tre volte a settimana (secondo i criteri del DSM-5). Diremmo che la presenza di tutti e tre i sintomi è molto comune tra le persone insonni.

Una lamentela comune associata a tale disturbo è quella di non sentirsi riposati al risveglio (sonno non ristoratore). Il sonno non ristoratore può essere associato anche ad altri disturbi del sonno (ad esempio, alle apnee del sonno). Sebbene tale evenienza non sia molto frequente, la percezione di una scarsa qualità del sonno può esserci anche quando la persona dorme un numero adeguato di ore e senza percepire difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno (in tal caso viene posta la diagnosi di disturbo da insonnia con altra specificazione o di disturbo da insonnia senza specificazione).

Ma cosa si intende per difficoltà ad addormentarsi? Qual è il giusto periodo di transizione al sonno? Quanto invece si deve stare svegli, dopo aver cominciato il sonno, per parlare di insonnia del mantenimento? Quanto presto bisogna svegliarsi al mattino per dire di essere di fronte ad insonnia tardiva? Non ci sono indicazioni specifiche per rispondere a queste domande, ma solo alcune di carattere illustrativo ed arbitrario: in generale, si parla di difficoltà ad addormentarsi quando abbiamo un periodo di latenza soggettiva maggiore di 20-30 minuti. Invece, la difficoltà a mantenere il sonno è definita come un periodo di veglia soggettiva (successivo all’inizio del sonno) maggiore di 20-30 minuti, mentre potremmo dire di essere di fronte ad un’insonnia tardiva quando si anticipa di più di 30 minuti il risveglio rispetto all’orario prestabilito.

L’insonnia comporta una serie di difficoltà nel corso della giornata: sforzo nell’eseguire una prestazione cognitiva (ad esempio, svolgere compiti che richiedono capacità di mantenere l’attenzione), alterazioni dell’umore, affaticamento, sonnolenza, sintomi fisici (ad esempio, l’insonnia può costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di cefalee ricorrenti). Gli individui che soffrono di questo problema presentano talvolta profili di depressione lievi o profili cognitivi apprensivi. Questi profili di personalità, insieme alla tendenza a reprimere le emozioni, sono considerati tra fattori predisponenti il disturbo da insonnia. L’insonnia può essere favorita anche da fattori ambientali (rumore, luce, temperatura), da eventi stressanti particolari (malattia, lutto, separazione, etc.) o da fattori stressanti relativi alla quotidianità. Questo disturbo sembra mostrare una predisposizione familiare. La vulnerabilità all’insonnia è maggiore tra le donne e, inoltre, aumenta con l’invecchiamento. C’è da dire che le preoccupazioni legate al non riposare bene possono favorire un decorso negativo del disturbo — creando un circolo vizioso in cui ansia legata al non dormire ed il non dormire si influenzano reciprocamente —, così come abitudini particolari, quali consumo di sostanze stimolanti (ad es., caffeina) ed irregolarità degli orari di riposo.
 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Immagine di graur codrin – su FreeDigitalPhotos.net

 

Per approfondimenti:
American Psychiatric Association,  Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta Edizione (DSM – 5), pp. 419-491,  Raffaello Cortina Editore, 2014.
 

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