Obiettivi della psicoterapia psicoanalitica

paziente terapeuta

Nei precedenti articoli che parlavano della psicoanalisi abbiamo cercato di descriverne i fondamenti, operando una sintesi dell’approccio stadiale (vedi qui e qui), dinamico e strutturale (vedi qui) della teoria freudiana. Ora descriveremo in breve gli obiettivi delle pratiche psicoterapeutiche che fanno riferimento più o meno stretto alla teoria psicoanalitica1Scopo della psicoterapia psicoanalitica è quello di ripercorrere la storia personale del paziente per far emergere contenuti inconsci che sono alla base del sintomo e che influenzano la sua vita (ovvero paure, fantasie, desideri, immagini, etc.) e per comprendere la natura dei meccanismi di difesa (quali, ad esempio, la rimozione, la proiezione, lo spostamento, la formazione reattiva, la scissione, la negazione, ecc.) messi in atto dalla persona per proteggersi dalla consapevolezza di idee e sentimenti dolorosi, ma che sono causa di distorsioni nella percezione di sé, degli altri e della realtà, affinché avvenga una presa di consapevolezza di essi e si possa lavorare su una loro elaborazione per arrivare ad una riorganizzazione del mondo interno dell’individuo. Infatti, «un atto psichico in generale attraversa due fasi, fra le quali è interpolata una sorta di controllo (censura). Nella prima fase l’atto è inconscio e appartiene al sistema Inc2; se dopo averlo controllato la censura lo respinge, gli è vietato di passare alla seconda fase, si chiama allora “rimosso”, ed è costretto a restare inconscio. Se invece supera questo controllo, entra nella seconda fase e viene a far parte del secondo sistema, che abbiamo chiamato sistema C3» (S. Freud Metapsicologia, 1915). Quindi a determinate pulsioni viene impedita la possibilità di emergere, se considerate proibite dal Super-Io. Ma l’energia legata ad essa non si dissolve e il mancato appagamento si traduce nella formazione del sintomo, che è dunque un risultato di compromesso legato a un conflitto intrapsichico. In sintesi, diremmo che la psicoanalisi vuole scoprire il “perché”, ovvero la causa che origina il disagio.

Per Freud, la via maestra verso l’inconscio è il sogno, visto come appagamento in forma mascherata e allucinatoria di desideri rimossi, per cui l’interpretazione dei contenuti onirici appare importante per comprendere la natura delle pulsioni il cui soddisfacimento attraverso l’azione è stato negato. Freud, dopo aver abbandonato l’ipnosi e qualunque altra tecnica di tipo ipnotico o suggestivo, utilizzerà nelle sue sedute la tecnica delle associazioni libere (metodo che andò precisandosi gradualmente tra il 1892 e il 1898), che consiste nel chiedere al paziente di dire qualunque cosa gli venga in mente, qualunque sia il loro contenuto, senza scegliere cosa dire o no. Tramite l’analisi di quanto descritto dal paziente si cerca di arrivare agli elementi inconsci causa di nevrosi. Tale tecnica è tuttora utilizzata nella terapia psicoanalitica per analizzare i contenuti emersi e metterli in connessione, studiando gli arresti e le deviazioni nel corso delle libere associazioni, considerati come indicativi dell’emergere di resistenze e difese, tenendo conto del fatto che la “memoria psichica” che ne risulta non è una semplice ricostruzione di ricordi passati, ma una produzione creativa e soggettiva, dotata di nuovo significato. Altro metodo utilizzato in terapia è l’analisi del transfert, ovvero dei sentimenti, comportamenti e conflitti che il paziente assume nei confronti del terapeuta. Per Freud, il transfert consiste nella riproposizione, anche se in forma attenuata, degli stessi sentimenti infantili verso qualche figura di autorità. È compito dell’analista consentirne la rielaborazione, per utilizzarlo opportunamente ai fini terapeutici.

Ma il fine terapeutico non consiste solo nell’interpretare il rimosso: altro obiettivo della terapia psicoanalitica è quello del rafforzamento dell’Io, concependo l’insieme delle sue difese non solo come qualcosa da aggirare, ma anche come ciò che permette all’individuo di funzionare ed adattarsi alla realtà esterna, di fronte alle richieste della quale l’Io può trovarsi in difficoltà. Lo spostamento dell’attenzione dai conflitti tra le istanze interne alle relazioni con il mondo esterno inizia con  Anna Freud, che in LIo e i meccanismi di difesa (1936) considerava l’Io come una struttura psichica che tende a organizzare e a rendere stabili e funzionali le difese, e con Heinz Hartmann, che in Psicologia dell’Io e problema dell’adattamento (1939) considera l’Io quale primo formatore e modulatore del comportamento, non visto più come il risultato del conflitto tra Es e mondo esterno.

Note: 1. Generalmente si opera una distinzione tra trattamento psicoanalitico classico e psicoterapie psicoanalitiche, che pur avendo un background comune, presentano differenze per quanto riguarda metodo, setting, durata, frequenza. In questo articolo sono descritti gli obiettivi e gli elementi metodologici condivisi dai vari approcci.  2. Inconscio. 3. Conscio.
 

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Immagine originale di xololounge — su morgueFile.com

 

Per approfondimenti:
– S. Freud, La teoria psicoanalitica. Raccolta di scritti 1911-1938, Bollati Boringhieri, ed. 1979.
– S. Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi. Autori opere teorie 1895-1990, Oscar Saggi Mondadori, ed. 1990.
– A. Freud, l’Io e i meccanismi di difesa, Giunti Editore, ed. 2012.
– Heinz Hartmann, Psicologia dell’Io e problema dell’adattamento, Bollati Boringhieri, 1990.

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