Facebook ti fa sentire brutta? Rapporto tra social media e immagine corporea nelle donne

donna allo specchio

Alcuni studi evidenziano risultati interessanti per ciò che concerne il rapporto tra la percezione della propria immagine corporea, l’utilizzo dei social media e la tendenza a fare confronti con l’aspetto fisico degli altri.

Una ricerca condotta da Petya Eckler (University of Strathclyde), Yusuf Kalyango Jr. (Ohio University) e Ellen Paasch (University of Iowa), dal titolo “Facebook and College Women’s Bodies: Social Media’s Influence on Body Image and Disordered Eating“, presentata nello scorso maggio a Seattle alla 64Conferenza Annuale della International Communication Association, ha mostrato che le donne sviluppano una considerazione negativa del proprio corpo dopo aver visionato foto e post dei propri contatti su Facebook, soprattutto quando c’è una forte tendenza a paragonare il proprio fisico con quello degli altri.

La ricerca ha coinvolto 881  studentesse universitarie ed ha indagato alcuni aspetti della loro vita quotidiana, come l’uso di Facebook, abitudini alimentari, abbigliamento ed esercizi fisici. I risultati hanno mostrato che maggiore è il tempo trascorso su Facebook, maggiori sono le considerazioni negative relative al proprio aspetto e maggiori i confronti con l’aspetto delle amiche. Più tempo si trascorre su Facebook, più si è spinti ad attribuire importanza all’aspetto fisico, inclusi il look e l’abbigliamento, e questo sembra maggiormente evidente nelle ragazze che vogliono perdere peso.  Si tratta della prima ricerca a mettere in relazione il tempo speso su Facebook con un’immagine corporea negativa. Petya Eckler afferma che «Mentre il tempo speso su Facebook non ha relazioni con i disturbi alimentari, esso è correlato con lo sviluppo di una inadeguata immagine corporea». Dice, inoltre, «Come gli esperti nel campo sanno, un’ immagine svalutativa del proprio corpo può gradualmente portare a sviluppare un rapporto poco sano con il cibo. L’attenzione alle caratteristiche fisiche può essere  ugualmente pericolosa sui social media quanto sui tradizionali media, perché i partecipanti ai social media sono persone che conosciamo. Questi paragoni hanno molto più peso e ci appaiono più normali. Eppure potrebbero essere poco realistici come le immagini che vediamo sui tradizionali media». Infatti sui social network le persone tendono a mostrare un’immagine di sé migliore, spesso poco corrispondente alla realtà. In poche parole, i sentimenti relativi alla propria immagine corporea possono essere influenzati dal grado di discrepanza dai canoni estetici imposti da modelli (quelli, ad esempio, appartenenti al mondo della moda, dal cinema, etc.) che propongono standard di bellezza poco realistici, e il desiderio di adeguarvisi può aumentare se si osserva che  le persone più prossime a noi rispecchiano tali modelli, in un meccanismo di influenzamento reciproco.

Un altro studio recente (“Social comparisons on social media: The impact of Facebook on young women’s body image concerns and mood“), che sarà pubblicato sul numero di marzo 2015 di Body Image e già consultabile on line, ha indagato sperimentalmente gli effetti dell’utilizzo di Facebook sull’umore e sulla percezione corporea di giovani donne, di età compresa tra i 17 e i 25 anni, valutando, altresì, se la tendenza a confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri può  influenzare questi effetti. Le partecipanti allo studio (112) sono state assegnate casualmente a tre gruppi sperimentali. Il primo gruppo doveva trascorrere 10 minuti navigando tra le pagine visionabili sul proprio account Facebook, un secondo gruppo doveva trascorrere lo stesso tempo su un sito di moda, il terzo su un sito neutro, non contenente stimoli in grado di influenzare la percezione della propria immagine corporea. Successivamente sono stati loro somministrati test per la valutazione dell’umore, della soddisfazione corporea e della discrepanza tra aspetto percepito e aspetto desiderato (indagando la percezione di alcune caratteristiche fisiche, quali peso corporeo, viso, capelli, pelle). Le giovani donne, inoltre, sono state sottoposte ad una  misurazione dell’attitudine a confrontare il proprio aspetto con quello degli altri. Le ragazze che hanno trascorso il tempo su Facebook hanno riportato un livello di umore peggiore di chi ha trascorso tempo sugli altri siti, in particolare rispetto a quelle appartenenti al gruppo di controllo. Inoltre, si è osservato che le ragazze che hanno una più alta tendenza a fare confronti tra il proprio e altrui aspetto fisico mostrano una maggiore insoddisfazione per la propria immagine. Questo risultato sembra suggerire che chi fa dipendere il giudizio del proprio aspetto dal confronto con gli altri ha maggiori probabilità di sviluppare sentimenti negativi, verosimilmente legati alla disistima di sé, quando naviga sui social, che offrono tante possibilità di paragone con i propri pari.

Esiste nell’uomo un impulso a valutare il proprio valore, le proprie capacità ed opinioni. Le persone tendono a valutare aspetti di sé anche attraverso un confronto con gli altri, soprattutto quando mancano strumenti oggettivi di giudizio. Quindi, il confronto sociale può avere un forte impatto sulle nostre opinioni e sul nostro comportamento, in particolar modo quando mancano criteri oggettivi non-sociali per giudicare noi stessi o quando non abbiamo piena consapevolezza del nostro valore e delle nostre potenzialità. La tendenza alla comparazione, allora, è più probabile quanto più ci si trova in una situazione di incertezza. Il paragone sembra essere tanto più utile quanto più gli altri vengono percepiti come simili a noi (Festinger, 1954). Data la loro popolarità, si dovrebbero effettuare più ricerche sull’impatto che i social media hanno sulla concezione si sé e del proprio aspetto e cercare di capire le dinamiche che regolano le nuove forme di comunicazione per preservare il benessere dell’individuo, che può essere messo a rischio quando vi sono situazioni di fragilità e l’individuo non riesce ad essere pienamente sostegno di se stesso. Anche perché le piattaforme virtuali di relazione costituiscono il nostro presente e rappresentano con ogni probabilità il nostro futuro, e si può ipotizzare che l’identità della persona, non più legata all’appartenenza a reali e definiti contesti geografici e sociali, dovrà svilupparsi in contesti più ampi, caratterizzati da incertezza, mancanza di definizione, multiformità e variegatezza, quali quelli esistenti nel cyberspazio. La persona dovrà quindi imparare a gestire il contatto-ritiro dal mondo virtuale e a fare i confronti con un Sé plurimo, che dovrà confrontarsi con richieste e cambiamenti molteplici e che si avvicenderanno rapidamente.
 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
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Immagine di Stuart Miles – su FreeDigitalPhotos.net

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