Approccio dinamico e strutturale della teoria psicoanalitica di Freud

Iceberg freud

Sulla base di quanto letto negli articoli precedenti sull’argomento (vedi qui e qui) e di quanto sarà descritto in questo, potremmo dire che la psicoanalisi, per usare le parole di Freud, è «una sorta di economia dell’energia nervosa», ossia della libido o energia psichica. Tale energia ubbidisce alla legge del principio di piacere, ovvero mira ad un appagamento immediato  e ad una scarica completa, per ridurre la tensione ed ottenere piacere. Ma tale appagamento deve avvenire nel rispetto delle norme morali e della cultura della società di appartenenza, deve tenere conto dei limiti imposti dall’ambiente: deve, cioè, obbedire anche al principio di realtà. Quindi l’apparato mentale esamina la realtà e valuta le condizioni e le azioni più adatte da intraprendere per permettere all’energia di scaricarsi. All’inizio della vita il principio di piacere è dominante, il bambino non ammette rinvii nella soddisfazione dei bisogni primari, che cerca di comunicare a chi si prende cura di lui, ad esempio con il pianto. L’adeguatezza delle risposte materne al pianto permette di stabilire un rapporto positivo con la realtà. Il principio di realtà compare più tardi nella vita e ha funzioni di regolazione, sostituendo il principio di piacere, anche se non completamente. L’energia nasce dalle pulsioni biologiche (istinti) che pongono delle richieste alla mente. Nella sua formulazione teorica definitiva, Freud identificava due tipi di pulsioni di base: eros (pulsioni sessuali, di autoconservazione, amore, forze vitali) e thanatos (pulsioni di distruzione, istinto di aggressione, di morte). La libido è l’energia originantesi dalle pulsioni di eros, mentre non c’è un termine analogo per indicare l’energia che proviene dalle pulsioni di distruzione.

Nella costruzione della teoria psicoanalitica centrali sono i concetti di inconscio, preconscio e conscio1. L’inconscio coincide prevalentemente con il rimosso, pensieri e sentimenti che difficilmente possono giungere alla consapevolezza, se non quando l’Io abbassa le sue difese, come avviene nel sogno: nell’attività onirica la forte carica dei desideri rimossi “approfitta” dell’abbassamento delle difese (la paternità delle quali sarà attribuita successivamente all’Io: vedi dopo); ciò porta alla creazione del sogno, che secondo Freud, è un appagamento mascherato di pulsioni libidiche inconsce di origine infantili, alla stregua del sintomo nevrotico, che è un risultato di compromesso fra desideri inconsci ed inaccettabili per la coscienza e i meccanismi di difesa. Il preconscio rappresenta ciò che non appartiene alla consapevolezza cosciente, ma può essere richiamato alla coscienza in qualsiasi momento, rappresenta una “zona di confine” tra inconscio e conscio. Il sistema conscio rappresenta tutto ciò di cui una persona è consapevole e che percepisce in un determinato momento. Freud paragonava l’apparato psichico ad un iceberg, nel quale la parte che emerge dall’acqua, la punta, rappresenta il conscio, mentre la parte sommersa, molto più grande e nascosta, rappresenta l’inconscio.

Successivamente a questa suddivisione della psiche, Freud delineerà  una sorta di architettura della mente fatta di tre strutture principali che mediano tra le pulsioni e il comportamento: Es, IoSuper-Io2. L’Es è la sede delle pulsioni innate, è la fonte principale dell’energia psichica, è la «parte oscura inaccessibile della nostra personalità […] lo chiamiamo un caos, un crogiuolo di eccitamenti ribollenti» (S. Freud, 1932. Trad. it. da Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, II ed, 1978, p. 479). Appartiene, quindi, al sistema inconscio ed obbedisce al principio di piacere, brama appagamento immediato e totale degli istinti. All’inizio della vita esiste solo l’Es, che investe la propria energia su un oggetto od un’immagine per arrivare all’appagamento di un istinto. Ad esempio, un neonato può soddisfare completamente il suo istinto di fame succhiando direttamente il capezzolo, o può soddisfarlo parzialmente immaginando il seno, attraverso un processo di soddisfacimento allucinatorio (processo di pensiero primario). L’Es continuerà ad operare per tutta la vita, come nei comportamenti  impulsivi, nei processi immaginativi e creativi, ed in particolare nell’attività onirica. Infatti, gran parte di quello che Freud ha scoperto sull’Es lo deve alla sua indagine sui sogni3. L’Io coincide in massima parte con il sistema conscio, ma si estende su tutti e tre i livelli (quindi anche nel preconscio e, in minima parte, nell’inconscio) e costituisce «un nucleo organizzato e coerente di processi psichici […] a tale Io è legata la coscienza; esso domina le vie d’accesso alla motilità, ossia alla scarica degli eccitamenti nel mondo esterno» (S. Freud, L’Io E l’Es, 1922. Trad. it. da La teoria psicoanalitica. Raccolta di scritti 1911-1938, Bollati Boringhieri, 1979, p. 286). È dotato di pensiero razionale, organizzato, logico (processo di pensiero secondario) e include attività cognitive come la percezione, la soluzione di problemi, memoria. Il suo sviluppo è funzionale all’adattamento all’ambiente fisico e sociale, in quanto si pone come mediatore tra Es e mondo esterno — per differire l’appagamento degli istinti e la scarica energetica ai momenti e alle condizioni adatte, secondo le giuste modalità — e, come vedremo, tra Es e Super-Io. Il Super-Io è ampiamente inconscio, ma come L’Io confluisce anche negli altri due sistemi. Nasce dal superamento del complesso edipico e dall’identificazione del bambino con il genitore dello stesso sesso4, del quale introietta i divieti, le norme e il sistema di valori; o meglio, «il Super-io del bambino non viene costruito secondo il modello dei genitori, ma su quello del loro Super-io» (S. Freud, 1932. Op. cit., p. 474).  Esso viene arricchito dagli apporti ulteriori dei modelli culturali e sociali (educazione, religione, sistema morale dominante). È dall’azione critica e punitiva del Super-Io nei confronti dell’Io che derivano i sensi di colpa, ad esempio.  Il Super-Io  assume, quindi, per l’Io il valore di modello e la funzione di giudice, in quanto costituisce uno standard di condotte verso il quale far tendere i propri sforzi e si configura contemporaneamente come un’istanza che ricompensa o punisce. È proprio per rispettare le sue proibizioni che si attivano i meccanismi di difesa dell’Io (ad esempio, la rimozione) per escludere dalla coscienza desideri pulsionali indesiderati. Esso tiene a freno le intemperanze dell’Es, istruendo L’Io sui modi più appropriati per appagare le richieste pulsionali provenienti dal «crogiuolo di eccitamenti ribollenti» e, dunque, di rapportarsi con il mondo e con se stessi. Quindi, l’Io deve fare i conti con Es, Super-Io e realtà esterna (definiti da Freud come «tre tiranni»), che avanzano richieste diverse, sforzandosi di trovare un equilibrio nell’esaudire le pretese di tutti.

«E ora, per concludere questa esposizione certamente faticosa e forse poco illuminante, ancora un avvertimento! In questa divisione della personalità in Io, Super-io ed Es, non dovete certo pensare a confini netti come quelli tracciati artificialmente nella geografia politica. I contorni lineari, come nel nostro disegno o nella pittura primitiva, non sono in grado di rendere la natura dello psichico, ma servirebbero aree cromatiche sfumanti l’una nell’altra, come nei pittori moderni. Dopo aver distinto dobbiamo lasciar confluire di nuovo assieme quanto è stato separato. Non siate troppo severi nel giudicare un primo tentativo di illustrare intuitivamente qualcosa di così difficilmente afferrabile com’è lo psichico» (S. Freud, 1932. Op. cit., pag. 484).

Note: 1. termini inconscio, preconscio e conscio vengono definiti per la prima volta da Freud nella descrizione della sua prima topica (dal greco topoi: luoghi, zone), nella sua opera del 1900 L’Interpretazione dei sogni, cap. VII. 2. Questa suddivisione dell’apparato psichico in tre istanze è chiamata seconda topica, enunciata nell’opera L’Io e l’Es, 1922. 3. Per spiegare il rapporto tra Es ed Io, Freud ricorre all’analogia in cui l’Io rappresenta il cavaliere e l’Es il cavallo: «Il cavallo dà l’energia per la locomozione, il cavaliere ha il privilegio di determinare la meta, di dirigere il movimento del poderoso animale. Ma tra l’Io e l’Es si verifica troppo spesso il caso, per nulla ideale, che il cavaliere si limiti a guidare il destriero là dove quello ha scelto di andare» (Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 31a lezione, 1932). 4. A tal proposito, Freud dice: «Forse sarebbe più prudente dire “con i genitori”, in quanto padre e madre prima che sia conosciuta con esattezza la differenza tra i sessi e la mancanza del pene, non sono valutati differentemente» (Freud, L’Io e l’Es, 1922).
 

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Immagine da Wikimedia Commons

 

Per approfondimenti:
– S. Freud, La teoria Psicoanalitica. Raccolta di scritti 1911-1938, Bollati Boringhieri, ed. 1979.
– S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi. Prima e seconda serie di lezioni, Bollati Boringhieri, ed. 1985.
– S. Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi. Autori opere teorie 1895-1990, Oscar Saggi Mondadori, 1990
– Paolo Legrenzi (a cura di), Storia della psicologia (cap. VI), Il Mulino, ed. 1999.

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