La psicoanalisi e lo sviluppo della personalità I

Sigmund Freud
Sigmund Freud, 1922

Elementi, concetti, attitudini della teoria psicoanalitica (associazioni libere, inconscio, Io, Super-Io, interpretazione dei sogni, etc.) ormai fanno diffusamente parte del lessico universale.  Infatti, la psicoanalisi, nata sul finire del XIX secolo grazie alle teorizzazioni e al lavoro del medico viennese Sigmund Freud (1856 — 1939), ha segnato una vera rivoluzione nel modo di considerare l’uomo dal punto di vista psicoevolutivo, in quanto ha introdotto una teoria dello sviluppo della personalità che ha scosso dalle fondamenta il mondo scientifico dell’epoca e non solo. Si può dire che ha plasmato, inoltre, la cultura, la letteratura, l’arte, la storia delle religioni, gli studi antropologici, la pedagogia, il punto di vista filosofico sulla natura dell’essere umano, avendo introdotto nella comprensione della struttura psichica e nella considerazione del significato delle azioni umane teorie mai enucleate prima di allora e che inizialmente hanno agitato non poco la sensibilità collettiva: Freud introduce il concetto di Inconsciovisto come istanza psichica dominante, matrice principale dell’attività psichica e sede delle forze moventi del comportamento umano, così come quello di nevrosi legate a vicissitudini delle pulsioni inerenti la sessualità e che egli riassume con il concetto di libido, le quali si contrappongono alle pulsioni di morte (Freud comincerà a parlare di distinzione tra pulsioni sessuali e di morte a partire dal 1920, con lo scritto Al di là del principio di piacere, mentre inizialmente descriveva un’antitesi tra pulsioni sessuali e pulsioni di autoconservazione).  Oggi la psicoanalisi ha raggiunto, dopo  oltre un secolo di vita, una complessità del quadro teorico e uno sviluppo articolato di pratiche tali che risulta difficile darne una definizione univoca, ma il miglior modo (si potrebbe dire necessario) universalmente riconosciuto di introdurre il profano alla psicoanalisi è quello  di partire dalle formulazioni teoriche di Sigmund Freud, perché «anche se il futuro riplasmerà o modificherà questo o quel risultato delle sue ricerche, mai più potranno essere messi a tacere gli interrogativi che Sigmund Freud ha posto all’umanità, le sue scoperte scientifiche non si possono né negare né occultare». Queste sono alcune delle parole che Thomas Mann scrisse in onore degli ottanta anni di Freud, le quali ci restituiscono il senso dell’importanza del lavoro del padre della psicoanalisi per le riformulazioni successive all’interno del movimento psicoanalitico, in quanto esso costituisce il pilastro su cui si reggono tutte le teorizzazioni posteriori.

Partiamo, dunque, dalla definizione freudiana della psicoanalisi. La più nota è la seguente: «Psicoanalisi è il nome 1) di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere, 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici, 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica» (Sigmund Freud, voce del Dizionario di sessuologia, 1922). Indagine e pratica psicoanalitica, dunque, procedono di pari passo, la prima trae le sue domande dalla pratica terapeutica, nella quale trova anche  la conferma delle sue ipotesi. Grazie al lavoro con i suoi pazienti, Freud ha elaborato una complessa teoria dello sviluppo della personalità sana e patologica.

Secondo il primo psicoanalista della storia, la libido costituisce l’energia psichica fondamentale, ma non deve essere pensata semplicemente come l’impulso fisico all’atto della riproduzione. Può essere definita energia vitale, investita dall’individuo  in varie attività, verso persone ed obiettivi. Sublimata, l’energia sessuale si trasforma in creatività e investe ogni livello della personalità. Essa segue uno sviluppo che inizia dalla prima infanzia: «Attraverso tale sviluppo si determinano i rapporti affettivi degli uomini: nelle loro manifestazioni infantili e adulte, normali e deviate, propriamente erotiche o sublimate nell’attività sociale e di lavoro. Tutto questo si svolge sotto la minaccia di un conflitto primitivo (derivante dalla struttura della famiglia umana): il conflitto edipico» (C.L. Musatti, Introduzione a La teoria psicoanalitica. Raccolta di scritti 1911-1938 , Bollati Boringhieri, 1979, p. 14). Questo sviluppo attraversa diversi stadi, stadi psicosessuali, che determinano lo sviluppo della personalità. Fu forse questa l’affermazione più sconvolgente per l’epoca, ossia che i primissimi anni di vita sono fondamentali per la formazione della personalità e che questo processo è legato alle interazioni tra le pulsioni sessuali del bambino e il suo ambiente. Ovvero, ogni stadio presenta nuovi bisogni e il modo in cui i bisogni sono o non sono soddisfatti determina non solo il modo in cui è raggiunta la soddisfazione sessuale, ma anche il modo in cui il bambino si rapporta agli altri e come si sente nei confronti di se stesso. Questi bisogni devono essere governati dalle strutture mentali e determinano lo sviluppo di atteggiamenti caratteristici, fantasie, meccanismi di difesa. Conflitti non risolti in uno qualsiasi degli stadi possono predisporre alla formazione di disturbi nevrotici. In particolare, una fissazione della libido, cioè la stagnazione o il blocco della libido,  può avvenire nei primi tre stadi psicosessuali del bambino. Quindi parte della libido può restare legata ad un periodo precedente dello sviluppo e non confluire completamente nello stadio successivo. Ciò comporta il blocco dello sviluppo di una componente della personalità.

Gli stadi psicosessuali sono quattro ed ogni stadio è definito nei termini della parte del corpo su cui sono centrate le pulsioni, che quindi diventano zone erogene: stadio orale (dalla nascita ad 1 anno circa), stadio anale (da 1 anno a 3 anni circa), stadio fallico (da 3 a 5 anni circa), stadio genitale (adolescenza). Tra lo stadio fallico e genitale Freud descrive un periodo di latenza, in cui le pulsioni tacciono e non emerge alcuna parte del corpo come fonte di eccitamento, la libido è incanalata verso attività sociali (come quelle scolastiche e di gioco con coetanei).

Nell’articolo La psicoanalisi e lo sviluppo della personalità II vengono illustrate le caratteristiche salienti della teoria dello sviluppo attraverso gli stadi psicosessuali.
 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Immagine originale da Wikimedia Commons

 

Per approfondimenti:
– S. Freud, La teoria Psicoanalitica. Raccolta di scritti 1911-1938, Bollati Boringhieri, ed. 1979.
– S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi. Prima e seconda serie di lezioni, Bollati Boringhieri, ed. 1985.
– S. Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi. Autori opere teorie 1895-1990, Oscar Saggi Mondadori, 1990
– Patricia H. Miller, Teorie dello sviluppo psicologico (cap. II), Il Mulino, ed. 2011.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...