Alleniamo la creatività

creatività

Le nuove tecnologie e Internet stanno modificando il nostro modo di pensare, le strategie di apprendimento, di attenzione o memorizzazione. Gli strumenti tecnologici di un dato momento storico inevitabilmente trasformano le funzioni mentali umane. Ogni strumento richiede un funzionamento cognitivo diverso. Si pensi  a quando si scriveva tutto a mano o con la macchina da scrivere: la traduzione del proprio pensiero in parola richiedeva capacità e strategie mentali diverse da quelle che si impiegano scrivendo con il computer, che permette di trasporre su di un file di testo digitale in maniera immediata ogni nuova idea. Mentre scrivevo quest’articolo con il programma di personal publishing del sito, ho fatto diverse correzioni sulla base delle associazioni che nascevano mano mano. Se avessi usato carta e penna, per evitare di riscrivere intere parti ogni volta, avrei dovuto operare una sintesi nelle correzioni da apportare, riflettere più accuratamente prima di scrivere. E prima ancora che si utilizzassero diffusamente carta e penna bisognava memorizzare una quantità di informazioni maggiori. Oggi c’è Google, che bisogno abbiamo di ricordare a memoria le capitali degli stati?

Vygotskij, famoso psicologo russo (1896 —1934), sosteneva che gli strumenti psicologici e tecnici di una data cultura orientano il modo di pensare, controllare, organizzare il comportamento e di adattarsi, dunque, all’ambiente. I primi riguardano i sistemi linguistici, di scrittura, di numerazione, di produzione artistica, etc.; i secondi sono il prodotto della tecnologia (oggi utilizziamo quotidianamente il computer, Internet, gli strumenti di comunicazione multimediale, etc.). Secondo Vygotskij, gli adulti sostengono i bambini nell’apprendimento dell’utilizzo di questi strumenti e i bambini, sotto la guida degli adulti, creano se stessi attraverso l’attività.

Appunto, bisogna imparare ad utilizzare gli strumenti, nella maniera giusta si intende. Se riduciamo al minimo la quantità di informazioni da conservare nei nostri magazzini di memoria, per affidarci esclusivamente a quelli esterni, diventeremo estremamente dipendenti dalla tecnologia e non potremo svolgere più alcun compito cognitivo: se non memorizziamo neanche un numero della nostra rubrica, in caso di necessità come faremo se il cellulare non è funzionante? Ma questo è un esempio banale per dire che alcune funzioni mentali vanno stimolate, allenate. Avendo accennato a Vygotskij, viene in mente che una cosa che non può non essere stimolata, se si vuole che l’umanità abbia un futuro, è la creatività. Secondo lo psicologo russo, infatti, la creatività è la capacità di ogni individuo di affrontare situazioni problematiche, perché nasce dal bisogno della persona di adattarsi adeguatamente al contesto fisico e sociale, trovando nuove strategie di problem solving, giungendo così ad una  piena espressione di sé e dei propri bisogni. Diremmo che stimolare la creatività significa stimolare la capacità di conoscere e di esprimere se stesso, e di osservare ed interpretare la realtà. La creazione, inoltre, ci permette di entrare in contatto con l’altro in quanto ha un alto potere comunicativo.

Perché diciamo questo? Perché se non troviamo il giusto modo di utilizzare la tecnologia, rischiamo di diventare degli spettatori passivi dei nostri computer, smartphone, tablet, o dei social network, rischiando di giungere all’isolamento, ad una vita di relazione virtuale e ad una costruzione di una immagine di noi stessi non reale, autoreferenziale, tesi nello sforzo di ottenere riconoscimenti dai tasti “Mi piace”, ossia rischiamo di essere quello che agli altri piace che siamo, esistendo solo nel cyberspazio. Ma, tornando alla necessità di imparare ad essere creativi, il rischio è anche quello di alienazione del sé perfino corporeo e dell’impoverimento ideativo/creativo. Se anche quando camminiamo per strada non alziamo la testa dallo smartphone, e se si inizia da bambini con questa abitudine, come potremo adattarci in maniera creativa alle difficoltà della vita? Se non recuperiamo il contatto con il mondo da esplorare, non riusciremo a distinguere l’alterità del mondo e dell’altro dalla rappresentazione che ce ne facciamo; se non produciamo attraverso la pittura, la musica, la scrittura, la recitazione, l’impastare la pizza, il chiacchierare con un amico, se rinviamo il contatto con l’altro e la ricerca della fisicità — perché ingannati da una tecnologia che apparentemente colma le distanze — e non stimoliamo i diversi canali sensoriali e le abilità espressive che coinvolgono tutto l’organismo, non saremo in grado di tradurre nel concreto un vissuto interiore, i cui processi che lo hanno generato vengono riattivati durante la creazione: non sarà possibile la sua rielaborazione, non si potrà approfondire il significato di quella particolare impressione, sensazione, emozione.

È necessario esprimere le emozioni attraverso parole, forme, colori, suoni differenti e nuovi. Attraverso il gioco: «Non è, il gioco, un semplice ricordo di impressioni vissute, ma una rielaborazione creatrice di queste, un processo attraverso il quale il bambino le combina fra loro e costruisce una nuova realtà, rispondente alle sue esigenze e alle sue curiosità» (L. S. Vygotskij, Immaginazione e creatività nell’età infantile, 1930). Si pensi al potere ricreativo, comunicativo, educativo per i bambini del disegnare con i coetanei o con i genitori, pasticciare insieme ad essi con gli ingredienti della pizza o della torta, costruire un carrettino, fare barchette di carta.
Quindi, l’attività creatrice è in diretta dipendenza con l’esperienza di un individuo dalla quale attinge. La fantasia non si contrappone alla realtà, ma diventa strumento per interpretarla: «La ricchezza degli stimoli che vengono dalla vita vissuta, l’accumulo di esperienze, la capacità di dominare i rapporti con i propri simili e con l’ambiente circostante, quella di elaborare i dati acquisiti dissociandoli, decontestualizzandoli, decodificandoli per poi combinarli in modo nuovo e in forme autonome, insieme con la padronanza dei mezzi espressivi e delle tecniche e la motivazione a comunicare, sono i principali terreni a cui si può esplicare un’opera di formazione che tenda al rafforzamento delle capacità creative» (L. S. Vygotskij, 1930).

In sintesi, fare esperienza  è anche “sporcarsi le mani”, creare è sporcarsi le mani. Senza distruggere la tecnologia, ma imparando ad utilizzare gli stimoli offerti dai moderni strumenti tecnologici per comunicare un’immagine di sé autentica, affinché la tecnologia serva ad adattarsi alla dimensione reale, imparando a non confondere quest’ultima con quella virtuale.
 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Immagine di Jusben – su morgueFile.com

 

Per approfondimenti:
L. S. Vygotskij, Immaginazione e creatività nell’età infantile, Editori Riuniti, ed. 2011.
Patricia H. Miller, Teorie dello sviluppo psicologico, Il Mulino, ed. 2011.

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