Il disturbo di panico

anxietypanicIl panico è uno stato d’ansia molto elevata. L’ansia che caratterizza un attacco di panico si differenzia dall’ansia generalizzata (vedi qui) proprio in quanto intensa, estrema, parossistica. Ma cos’è precisamente un attacco di panico? Nel DSM – 5 viene descritto come un periodo preciso di apprensione, paura o terrore intensi, durante il quale si sperimenta una sensazione di catastrofe imminente o una percezione di perdere il controllo o morire o “impazzire”. Durante un attacco di panico la persona avverte, inoltre, sintomi somatici tra i quali possono esserci palpitazioni, sudorazione, tremori o scosse, sensazione di soffocamento, dolore al petto, o anche sensazione di svenimento, sensazione di irrealtà o di distaccamento da se stessi. Un attacco di panico può essere inaspettato, senza che si percepisca un fattore esterno o interno che lo possa scatenare, che possa essere collegato ad esso. Oppure può essere legato ad un fattore scatenante, ossia ad uno stimolo preciso: ad esempio, una persona con fobia specifica per i cani può avere un attacco di panico quando si imbatte in un cane; una persona con Disturbo Post Traumatico da Stress può avere un attacco di panico quando si imbatte in stimoli o situazioni che gli portano alla memoria il trauma subito; etc.

Quindi, gli attacchi di panico possono ricorrere in una molteplicità di diversi disturbi definiti e codificati dai sistemi nosografici come il DSM – 5 (non solo dunque nei disturbi d’ansia), ma esiste un quadro psicopatologico in cui essi assumono una caratteristica distintiva, definito, appunto, disturbo di panico (DP). Anch’esso appartiene alla categoria dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato da attacchi di panico inaspettati e ricorrenti. Il DSM – 5  afferma che almeno uno degli attacchi deve essere seguito da almeno un mese dalla preoccupazione persistente di avere altri attacchi, oppure preoccupazione circa le implicazioni o le conseguenze dell’attacco (ad esempio, le persone possono temere che gli attacchi siano indice di una malattia grave o che stiano “impazzendo”, morendo, etc.), significativa alterazione  de comportamento correlata agli attacchi, come interruzione del lavoro, condotte di evitamento, etc. (queste condizioni possono presentarsi da sole, insieme ad un’altra, o tutt’e tre contemporaneamente).

Spesso le persone che devono fare i conti con il panico vivono nell’attesa apprensiva di un nuovo attacco (in una sorta di “ansia dell’ansia”), temendo o essendo convinte che possa ricapitare. Ciò porta a focalizzarsi con preoccupazione sull’insorgenza di quei segnali fisiologici che si ritiene possano preannunciare un attacco imminente, finendo con l’accrescere il timore di tale evenienza e aumentando così la probabilità che l’attacco di panico si verifichi. Si crea, dunque, un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire. Questi fattori, insieme ad altri, come la convinzione di non avere le risorse o la capacità di far fronte alle varie situazioni della propria vita, rischiano di compromettere lo svolgimento delle abituali attività quotidiane e alterare significativamente la qualità del vivere quotidiano. Le persone possono arrivare ad evitare situazioni temute o nelle quali può essere imbarazzante avere un attacco o dalle quali è difficile allontanarsi in tale caso e che dunque diventano ansiogene (lavoro, scuola, prendere l’auto, viaggiare sui mezzi pubblici, feste, parlare in pubblico, etc). Si evidenzia quindi l’importanza di una corretta diagnosi, utile ad approntare un programma di intervento adeguato che cerchi di aiutare la persona a comprendere i motivi profondi del sintomo — che sono alla base di questa spirale di comportamenti e modalità di pensiero disadattivi—, guidandola  verso lo sviluppo di modalità di adattamento all’ambiente più funzionali.
 

Il testo di questo articolo è distribuito con Licenza CC:
Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Immagine originale di Stuart Miles – su FreeDigitalPhotos.net

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